martedì 6 marzo 2018

L'educazione non cambia il mondo, cambia le persone che cambiano il mondo (Paulo Freire)

Cito un paragrafo di un capitolo della mia tesi di laurea in Pedagogia interculturale dove sviluppo un concetto freuriano tratto da La pedagogia degli oppressi, di grande importanza e attualità sull'umanizzazione/disumanizzazione degli uomini e delle donne, visto come problema storico della società contemporanea 1.3 Oppressione e Umanizzazione. Il teatro del mondo Straniero, non è solo l’immigrato, ma è anche l’oppresso. C’è un volume significativo che educa all’azione, alla costruzione di un mondo dove sia meno difficile amare, è un saggio carico di concetti che hanno traversato anni di rivoluzioni e generazioni. L’anno di pubblicazione della prima edizione del libro è il 1968, il suo autore e Paulo Freire e il testo di cui parlo è Pedagogia do oprimido, la cui prima edizione italiana è del 1971 e s’intitola Pedagogia degli oppressi . Esaminerò quest’opera che figura tra i testi più significativi del pensiero pedagogico del Novecento, considerata tra i contributi fondanti della moderna educazione degli adulti. “Ad oggi il testo è stato tradotto in più di 17 lingue e su di esso esiste una consistente produzione critica fatta di articoli, monografie, tesi universitarie.” Nei primi tre capitoli, Paulo Freire affronta le problematiche dell’umanizzazione/disumanizzazione degli uomini e delle donne, vista come problema storico e realtà delle società contemporanee. Definendo i termini “oppressi” e “oppressori”, Freire analizza i rapporti tra gli stessi. Pur essendo un classico dell’educazione degli adulti, il libro “rivela la propria attualità essenzialmente nel fatto di affrontare questioni fondanti e radicali dell’agire umano”. Negli anni, la prospettiva freiriana è stata accolta e adottata nell’educazione extra-scolastica, nel volontariato e nel no-profit, negli interventi di animazione sociale e di comunità, anche nei gruppi ecclesiali e di impegno sociale (l’Università di Bologna e l’Ateneo Salesiano di Roma) . Dopo un periodo di disinteresse nei confronti della pedagogia freiriana, negli ultimi dieci anni, sia in Italia che in Europa, è tornato un rinnovato interesse verso questo testo, per gli interventi educativi ispirati ai princìpi freiriani, presenti in situazioni d’ingiustizia, marginalità e esclusione sociale. Quella che Freire descrive nel suo scritto è una lotta degli oppressi verso la libertà dall’oppressione e tale liberazione non avverrà per caso ma in seguito a una ricerca che porta alla conoscenza della necessità di lottare per ottenerla. In un ordine sociale ingiusto, dove domina una falsa generosità alimentata da ragioni che giustificano tale falsa carità, la lotta degli oppressi è un atto d’amore attraverso cui “si opporranno al disamore contenuto nella violenza degli oppressori, anche quando essa si maschera di falsa generosità.” Nel percorso di liberazione dall’oppressione, è necessaria la pedagogia dell’oppresso, “che non può essere elaborata dall’oppressore, è uno degli strumenti per questa scoperta critica: gli oppressi che scoprono se stessi e gli oppressori che sono scoperti dagli oppressi come manifestazione di un processo disumanizzante.” Freire elabora una teoria della liberazione degli oppressi attraverso l’azione. Nel quarto capitolo del suo libro infatti, analizza teorie dell’azione culturale che si sviluppano da matrici dialogiche e anti dialogiche. A differenza degli animali che sono esseri del puro “fare”, vivendo immersi nel mondo, gli uomini possono contribuire a conoscerlo e trasformarlo con il lavoro, perché sono esseri del “che fare”, e per spiegare questo concetto, Freire cita Lenin: “Senza teoria rivoluzionaria non ci può essere movimento rivoluzionario” . Non bastano dunque il verbalismo e l’attivismo per fare una rivoluzione ma la prassi, ossia con la riflessione e l’azione che influiscono sulle strutture in trasformazione. (…) Gli oppressi nell’illusione di fare qualcosa, continuano a essere manipolati, ed esattamente da coloro che non dovrebbero farlo, in ragione della natura della loro funzione.” E così, la vera rivoluzione secondo colui che è stato uno dei più autorevoli pedagogisti del XX secolo, “prima o poi, deve aprire il dialogo coraggioso con le masse; la sua legittimità si trova in questo dialogo, e non nel ristagno o nella menzogna.” La conclusione del saggio di Paulo Freire, lo studioso brasiliano, imprigionato e costretto all’esilio in Cile, Stati Uniti e Svizzera, è piena di speranza e amore, ed è rappresentata dall’incontro tra l’oppresso e l’oppressore, dove la teoria anti dialogica serve all’oppressore e la teoria dialogica serve alla liberazione dell’oppresso, costruita insieme al popolo, anch’esso oppresso dalla leadership rivoluzionaria.

lunedì 23 ottobre 2017

Al via con la “Cerimonia del Tè” la Korea Week



Korea Week, una settimana alla scoperta dell’universo coreano attraverso fashion, beauty, musica tradizionale, mostre, degustazioni e laboratori ad ingresso libero.


Apre domani con la Cerimonia del Tè, rituale senza tempo, da apprezzare grazie alla guida degli esperti Hye Sun Song e Kim Han Joo, giunti a Roma da Seul per far conoscere a piccoli gruppi (appuntamento a numero chiuso per 20 persone- ingresso su prenotazione – 24-25-26 ottobre dalle 11.00 alle 12.00 e dalle 16.00 alle 17.00) un rito tradizionale di rara bellezza.


E’ un concentrato di colori, suoni, sapori, sensazioni, la seconda Korea Week capitolina che, dopo il successo dell’edizione 2016, torna con un programma ricco di appuntamenti con incontri, concerti, corsi, degustazioni e mostre, tutti ad ingresso libero.


Si parte con “K Fashion”, un’eccezionale sfilata, in programma il 25 ottobre alle 19.00, degli hanbok, i vestiti coreani da cerimonia, di Lee Sun Young, stilista coreana di fama mondiale acclamata da tutti i fashion-lovers, che presenterà 60 abiti meravigliosi tra cui il famoso “Hanbok reale”.


Riflettori puntati, il 26 ottobre, alle 19.00, sulla musica coreana che sarà la protagonista della giornata in cui ricorre il 1° anniversario dell’apertura dell’Istituto. K Music sarà un concerto di musica tradizionale che vedrà insieme sul palco 10 talentuosi artisti del Centro Nazionale di Musica Tradizionale con un ricco programma di canzoni famose accompagnate da danze tradizionali; per sottolineare la sinergia tra Italia e Corea saranno eseguiti anche alcuni brani italiani arrangiati per gli strumenti tradizionali coreani. Al termine saranno premiate con una targa in madreperla, 5 persone che hanno contribuito nel diffondere la cultura coreana in Italia.


Il 27 ottobre si chiude in “bellezza” con K Beauty, un vero e proprio show con Lim Chae Yeol, make up artist di fama mondiale, che terrà una dimostrazione delle tecniche coreane di applicazione del trucco con un momento dedicato alle giovanissime che avranno la straordinaria opportunità di imparare a truccarsi come le dive della Musica Pop Coreana.


Location d’eccezione la sede dell’Istituto Culturale Coreano, splendido villino liberty in Via Nomentana 12, che festeggia il primo anniversario della sua apertura. Al 1° posto in Europa per ampiezza, l’Istituto si è affermato in meno di un anno come “polo culturale” della capitale con una fitta programmazione di incontri, proiezioni cinematografiche, mostre, workshops e corsi per promuovere le proprie tradizioni culturali. Per celebrare questo importante appuntamento, realizzato in collaborazione con l’Ambasciata della Repubblica di Corea in Italia, sono stati invitati artisti, artigiani, musicisti, stilisti, esperti della cultura coreana, alcuni delle vere e proprie star nel proprio paese, che presenteranno ogni giorno un aspetto diverso ed interessante del panorama coreano.


Accanto agli eventi principali si svolgeranno anche due laboratori artigianali per la realizzazione dei nodi ornamentali e delle dakibo, le borsette tradizionali coreane (accesso su prenotazione via mail a info@culturacorea.it con un costo per i materiali di €10.00) e la mostra dei Giogakbo, ( 26 ottobre-15 novembre) stoffa per fagotti, il tipo di artigianato più utilizzato nella vita quotidiana, per avvolgere, custodire e trasportare gli oggetti.






La Korea Week non rappresenterà solo un’occasione per conoscere da vicino la cultura e le tradizioni millenarie di quest’importante nazione asiatica ma porrà l’accento anche su tematiche economiche, politiche e di cooperazione internazionale grazie a due convegni in programma il 24 ottobre (K Economy, Seminario sulla cooperazione tra le piccole e medie imprese italiane e coreane, in collaborazione con Diplomacy, evento inserito nel Festival internazionale della diplomazia, Istituto culturale coreano, ore 17-19, su invito) e il 26 ottobre (K Union, Opportunità nella Corea del Sud e le sfide del Nord, in collaborazione con IAI – Istituto Affari Internazionali, Palazzo Rondinini, ore 10.00 -13.00).


Tutti gli eventi si svolgeranno presso l’Istituto Culturale Coreano, Via Nomentana 12, e sono a ingresso libero fino a esaurimento dei posti. La cerimonia del tè e i laboratori sono a numero chiuso (per questi ultimi è previsto un contributo per i materiali di €10,00) ed è richiesta la prenotazione via mail a info@culturacorea.it L’unico evento in programma in un’altra sede è il convegno K Union che si terrà a Palazzo Rondinini, Via del Corso 518.


Ufficio stampa Istituto Culturale Coreano 


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27 ottobre: Maratona di Erbil (Kurdistan Iracheno)


A inaugurare il blog (che prende il nome da Stranieri a noi stessi, il testo di Julia Kristeva citato nella mia tesi di pedagogia interculturale), la prima news sul mondo e sulla condivisione e la convivenza anche attraverso lo sport, come in questo caso. Che la corsa e la pace siano con voi!





Sport Against Violence chiama a raccolta atleti e ONG italiani


Promossa da Sport Against Violence – con sede a Roma -, nel Kurdistan iracheno a Erbil il 27 ottobre si correrà per la pace con la settima edizione dell'Erbil International Marathon, che quest’anno a causa della situazione tesa che si è creata all'indomani del referendum sull'indipendenza del Kurdistan iracheno e che ha determinato una momentanea chiusura degli aeroporti ai voli internazionali, si terrà in formato 5 e 10 km.


Dopo gli oltre 5000 partecipanti dello scorso anno, per dare continuità al messaggio di pace e non fermarsi, sono molte le adesioni di atleti professionisti e non, operatori di pace, volontari e bambini, per parlare al mondo di convivenza e valori comuni, attraverso il linguaggio internazionale dello sport: un linguaggio utilizzato per creare ponti oltre le chiusure, nella sua gioia partecipativa oltre la competizione, per correre insieme testimoniando una società civile che nonostante guerre e terre martoriate vuole guardare avanti, senza confini.


Per creare una generazione sana attraverso l'impegno e la motivazione, incoraggiare le donne a correre e partecipare a eventi sportivi, sostenendo e incoraggiando lo sport scolastico e universitario in Iraq come mezzo per diffondere i principi della pace e della tolleranza, l'Erbil International Marathon anche quest'anno chiama a raccolta da tutto il mondo singoli atleti, ONG, università, scuole, club sportivi e associazioni


"All are welcome to partecipate, peace lovers, men and women, runners. You can participate individually or in groups representing NGOs, UN agencies, Universities, Schools, sports clubs and any other informal groups. Come along and run for preach, have some fun, donate for IDPs and refugees. “Your running is their life”.


Erbil International Marathon è un'organizzazione sportiva, non governativa e no-profit attiva nel Kurdistan iracheno e che viene supportata dall'italiana Sport Against Violence.


Sport Against Violence (SAV), infatti, ha iniziato a cooperare con associazioni, ONG e attivisti internazionali nel 2009 con l’obiettivo di organizzare una maratona per la pace nella città di Baghdad. E’ entrata a far parte dell’Iraqi Civil Society Solidarity Initiative (ICSSI), un network che lavora a stretto contatto con la società civile irachena su diverse campagne, legate ai temi della tutela dei diritti umani e del patrimonio ambientale e culturale, della ricostruzione della società dal basso, del peacebuilding e del dialogo tra culture diverse.


Il primo passo è stato lo stimolo alla creazione dei running club di Erbil e Baghdad allo scopo di diffondere la pratica dello sport e il suo valore, sia come strumento di benessere fisico che di incontro e scambio reciproco tra le persone. Successivamente, sono state organizzate le prime gare podistiche su distanze ridotte in diverse città irachene, per poi arrivare nel 2011 alla prima edizione della Maratona di Erbil e nel 2015 alla prima mezza maratona di Baghdad.


Dopo Erbil, il successivo appuntamento internazionale sarà il 2 dicembre con la Maratona di Baghdad, nella capitale irachena, e in Italia con Sport Against Violence Event, che si terrà a Roma a giugno 2018.


Ufficio Stampa HF4 www.hf4.it Marta Volterra marta.volterra@hf4.it 340.96.900.12